Via dei Serpenti

«Chiunque abbia letto una storia della letteratura, una storia scientifica, s’intende, sa che, a parte i grandi, essa è fatta di minori, di correnti, di epoche e di influenze: folle, tribù, gentes, pugnaci quanto irregolari milizie di individui anonimi o appena pervenuti alla periferia di un nome, ma obbedienti tutti ad un prestigioso, forse immortale cognome collettivo. Sono costoro i famigli, i vivandieri della letteratura, e il loro posto è attorno ai grandi, così come, in un quadro celebrativo di un santo o un eroe, buffoni devoti o cortigiani, non di rado lievemente deformi, si stipano lungo la cornice, pronti ad uscirne, in qualsiasi momento e per sempre.
Il conformista letterario non vuole potenza e sa di non meritare la gloria: la sua devozione è più drammatica e infelice. Egli vuole un frammento di immortalità delegata, stare acquattato nel centro di una verità imperitura. È lui che, ogni pomeriggio, dal tempo di Orfeo, organizza il blando tè delle cinque per le muse, eccentriche ed insolenti signore. Non fosse per costui, la lettura sarebbe una impervia foresta arcaica, popolata da rettili e pachidermi e maleducati: i geni.»

Giorgio Manganelli, «Conformisti», in Lunario dell’orfano sannita, Adelphi.

(Source: palindromi, via lukiness)

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