Via dei Serpenti

theparisreview:

A sketch that led up to Francis Cugat’s painting for F. Scott Fitzgerald’s The Great Gatsby, one of the most celebrated and widely disseminated book jackets in twentieth-century American literature. As Charles Scribner III writes in “Gatsby Illuminated,” “The artist’s image preceded the finish manuscript … The dust jacket seems to have influenced two passages.”

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A sketch that led up to Francis Cugat’s painting for F. Scott Fitzgerald’s The Great Gatsby, one of the most celebrated and widely disseminated book jackets in twentieth-century American literature. As Charles Scribner III writes in “Gatsby Illuminated,” “The artist’s image preceded the finish manuscript … The dust jacket seems to have influenced two passages.”

Lo sapevate che Charles Baudelaire era nato il 9 aprile del 1821? E che usava farsi dei buffi autoritratti?

Lo sapevate che Charles Baudelaire era nato il 9 aprile del 1821? E che usava farsi dei buffi autoritratti?

INDILIBR(A)I – Andare per librerie, a Parigi

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

Ci spostiamo per una volta all’estero e arriviamo a Parigi!

Il nostro amico Luciano Del Castillo, fotografo di fama ed esperienza internazionale, è stato di recente a Parigi, la metropoli con la rete di librerie indipendenti più ramificata. Qui le librerie sono tante e variegate e, soprattutto, chiudono meno che in Italia.

Per quanto insidiate da Amazon, devastate dalla grande distribuzione e minacciate dall’ebook, le librerie parigine, quelle “vere”, quelle indipendenti, nel 2012 erano 363, esclusi bouquinistes, antiquari, negozi dell’usato e bookshop dei musei.
I numeri però sono negativi da anni anche nella patria dei piccoli librai indipendenti come è la Francia, con la sua “legge Lang”  sul prezzo unico del libro che risale ormai all’81 e ministri della cultura ben più agguerriti e consapevoli.
È dello scorso anno l’iniziativa Paris Librairies che  raccoglie 64 librerie parigine e cerca di fare concorrenza alle grandi librerie online attraverso lo stesso strumento: internet. L’utente ha possibilità di accedere a una vasta biblioteca on line, circa 1,5 milioni di libri, vedere in quale libreria è presente il libro che sta cercando ed eventualmente quanto tempo ci vuole per ordinarlo. Ma  non è prevista la consegna a domicilio. Chi ha scelto il libro dovrà andare di persona a ritirarlo. L’idea alla base è quella di ridare slancio alla professione del libraio e valorizzare il contatto umano tra chi vende e chi acquista un libro.

Luciano ci ha regalato qualche impressione, accompagnando le parole con le sue immancabili fotografie. Il sollievo che si riceve passeggiando per le strade del centro di una città si amplifica quando quella città è Parigi. Strade e stradine invitano a essere scoperte insieme ai suoi Café, i tavolini sul marciapiede, i negozi. Ma si prova un piacere ancora più forte quando cammini per le strade di Parigi: le librerie.
Quando arrivi nella “città dei lumi” dall’Italia le librerie le noti molto di più. Sì, perché in Italia le librerie sono oramai merce rara e solo i grandi stores riescono ancora a resistere per non lasciare che una jeanseria o una gelateria prendano il posto delle pagine. Così ti ritrovi per le strade parigine con vetrine che espongono libri di ogni tipo ed età, per tutti i gusti e tasche.
Puoi incontrare la libreria di antiquariato dove i libri antichi, che costano anche 500 o 1000 euro, sono sparsi confusamente nella sala come bottiglie di vino invecchiato e aspettano l’amante del buon bere, le mani giuste per essere sfogliati col piacere di chi apprezza una pagina ingiallita, come bere un Château Lafite Rothschild Grand Cru Classé 1981.
Puoi trovare le librerie specializzate in lingua originale o in libri per bambini, o ancora in economia, storia e molto altro.
Entro in una libreria e mi perdo non solo con lo sguardo ma anche con l’olfatto, i sensi si attivano tutti alla ricerca di un titolo o di un autore. È l’ambiente che mi spinge a essere così, non il mio status momentaneo di viaggiatore e quindi di “perdigiornista” professionale.

Sono gli sguardi che si incrociano dentro quei piccoli spazi con i libri ammucchiati in ogni dove. Ma basta chiedere un titolo al libraio e lui, sicuro, infila la mano in un cumulo di libri ed estrae quello che cercavi. Niente a che fare con le nostre librerie “megastore” con i libri allineati e le copertine accattivanti, dove chiedi di un autore e il commesso (non il libraio) prova a venderti il bestseller della casa editrice ospite.
Ho fatto queste riflessioni mentre entravo e uscivo, quasi freneticamente, dalle librerie che incrociavo per strada e mi sono chiesto il perché, visto che non so leggere in francese e lo parlo come un bambino di seconda elementare.
La risposta è non solo nella bellezza sontuosa delle facciate in legno, ma negli scaffali che contengono la conoscenza, l’immaginazione,  la gioia, il dramma, la tecnica, il teatro

Luciano Del Castillo

Il blog di Luciano Del Castillo:  lasolitudinedelconiglio.blogspot.com

Via dei Serpenti

apoetreflects:

"I wish there were some words in the world that were not the words I always hear."
—Donald Barthelme, Snow White, 1967.

apoetreflects:

"I wish there were some words in the world that were not the words I always hear."

—Donald Barthelme, Snow White, 1967.

http://journalofanobody.tumblr.com/post/81986890541

adidassler:

Frank O’Hara, Variations on the “Tree of Heaven” (In the Janis Gallery), 1959

Sitting in a corner of the gallery
I notice that Albers scratches a tiny A
in the lower right corner with the date
and the paintings are like floodlights
on my emptiness
that I am out of context waiting
for the place where my life exists like a tree
in a meadow
the warm traffic going by is my natural scenery
because I am not alone there
as the sky above the top floor of a tenement
is nearer
which is what the ancients meant by heaven
to be with someone
not just waiting wherever you are

IL COMODINO DEI SERPENTI – Il comodino di Anna Lucia Nicosia (aprile 2014)

IL COMODINO DEI SERPENTI – Rubrica dedicata ai libri sul comodino

Anna Lucia Nicosia è romana di nascita, siciliana di indole, sarda per passione, piemontese d’adozione. Nella vita ha scelto di occuparsi di comunicazione, ma forse i Savoia hanno scelto per lei, mettendola fin dall’infanzia nella difficile situazione di conciliare in un’unica immaginaria lingua fantasma, che alcuni si divertono a chiamare italiano, le varie anime di famiglia, dialetti, mentalità, storia e costumi. Scrive in realtà perché non ama parlare. Per lo stesso motivo, adora ascoltare e osservare tutto e tutti. Tenta inutilmente da anni di non fare più politica. Ha aspettato impaziente per anni che i suoi figli crescessero per potere fare grandi cose, ma poi si è accorta che le grandi cose le aveva già fatte ed erano proprio loro. Fin da piccolissima frequenta tutte le librerie di Roma, grazie a un papà poco comunicativo, ma molto lettore e collezionista compulsivo di carta stampata. Arrivata alla soglia dei cinquanta e dopo tanto peregrinare, ha trovato il suo porto sicuro e non poteva che essere una libreria. Storica, piccola e specializzata nel mare, ci ha trovato dentro tutto quello che le serve per essere felice: amore, lavoro, divertimento e qualche soddisfazione.

Il mio comodino è come una tavola imbandita. Ospita più portate. Ognuna ha il suo perché. Non possono mancare libri che stuzzicano l’appetito, libri che è bene leggere per crescere, libri che si divorano per gola, libri che ti riempiono quando hai tanta fame, libri che fanno scoprire nuovi sapori, libri consolatori per il fine serata. Ce ne deve essere uno di ogni tipo sul mio comodino, pena una strisciante insoddisfazione che non tarda a trasformarsi in insonnia. Rabbrividiranno i più, ma i libri del mio comodino subiscono una drastica selezione anche in base al formato e al peso. Oltre una certa taglia infatti passano ad essere libri da divano, più su esistono i libri da colazione, e infine i libri da studio, è una questione pratica legata alla loro godibilità nelle diverse situazioni. I libri da comodino devono consentire il massimo confort in qualsiasi posizione si decida di leggerli: sdraiati a pancia in su, su un fianco, seduti, con un cuscino oppure due, indispensabile poterli tenere con una mano sola, per poterli fare scivolare senza gravi conseguenze quando il sonno prende il sopravvento. Quindi leggerezza e maneggevolezza sono indispensabili.

Il mio comodino di oggi prevede nove portate.

Per crescere, ottimi Simboli al potere di Gustavo Zagrelbesky (Einaudi, 2012) e Lezioni americane di Italo Calvino (Garzanti, 1998). Se è vero, e per me lo è, che non si può non comunicare e non si può non fare politica, direi che questi due piccoli libri fanno parte del mio pacchetto sopravvivenza.

Per gola non rinuncio alla narrazione naturale e delicata di Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo (Einaudi, 2013). La nostra piccola Italia quotidiana vista con gli occhi della mia generazione. Libro facile e di compagnia.

Se però la fame è seria, c’è bisogno di cibi sostanziosi. Il posto se lo contendono in quattro al momento.  Ballando a notte fonda di Andre Dubus (traduzione di Nicola Manuppelli, Mattioli 1885, 1996), racconti conosciuti grazie a una splendida presentazione ascoltata alla Libreria Fahrenheit di Campo dei Fiori, e strettamente connesso a quest’ultimo Le undici solitudini di Richard Yates (traduzione di Maria Lucioni, minimum fax, 2006) che inserirei anche fra i nuovi sapori.

Strascico dell’otto marzo appena passato Foxfire di Joyce Carol Oates (CDE, 1993), da poco trasposto al cinema per la seconda volta, e per la seconda volta con poco successo. Il libro ha una narrazione densa, dialoghi minuziosi. Ci vuole impegno e costanza per immergersi nella storia, ma una volta entrati è difficile sganciarsi. Un mondo femminile molto poco convenzionale, per nulla frivolo, fotografato in modo spietato, nelle sue durezze, sofferenze e intricati rapporti di forza e d’amore.

Chi ti credi di essere di Alice Munro (traduzione di Susanna Basso, Einaudi, 2012) è sul comodino prima di tutto perché me lo ha regalato mia figlia, e quindi è entrato fra i miei preferiti un po’ da raccomandato. Chi ti credi di essere? però non ha tardato a farsi amare per i suoi meriti. Sempre nel mondo femminile, a tinte decise, ma se la Oates ha dipinto a olio, la Munro usa tempere leggere per raccontare le sue storie. Direi che potremmo inserirlo anche fra gli aperitivi rinforzati.

I dolcetti finali sono lì ad aspettarmi fedeli ormai da anni. Sono un po’ come le preghierine della sera. Sempre le stesse, ma ogni sera con un significato diverso. Vista con granello di sabbiadi Wislava Szymborska (a cura di Pietro Marchesani, Adelphi, 1998), e Poesie d’amore di Nazim Hikmet (Mondadori, 2002). Ho provato a sostituirli, ma senza successo. Del resto sarebbe come cercare un degno sostituto della cioccolata fondente. Lo sanno tutti che è impossibile.

Infine, Biografia intima di Edward Hopper di Gain Levin (traduzione di Irene Inserra e Marcella Mancini, Johan & Levi, 1995). La biografia di Hopper se ne sta lì appoggiata da tempo immemorabile. Fa parte dei libri da colazione, ed è stata divorata e digerita da alcuni anni. Ma mi ricorda il bello, il silenzio, la solitudine e l’emozione di una mostra romana goduta con una rara intensità. Insomma Hopper l’ho nominato senatore a vita e la sua presenza deve essere garantita in ogni stanza della casa e senza limiti di tempo.

Qui gli altri comodini.

IL COMODINO DEI SERPENTI – Il comodino di Anna Lucia Nicosia (aprile 2014)

IL COMODINO DEI SERPENTI – Rubrica dedicata ai libri sul comodino

Anna Lucia Nicosia è romana di nascita, siciliana di indole, sarda per passione, piemontese d’adozione. Nella vita ha scelto di occuparsi di comunicazione, ma forse i Savoia hanno scelto per lei, mettendola fin dall’infanzia nella difficile situazione di conciliare in un’unica immaginaria lingua fantasma, che alcuni si divertono a chiamare italiano, le varie anime di famiglia, dialetti, mentalità, storia e costumi. Scrive in realtà perché non ama parlare. Per lo stesso motivo, adora ascoltare e osservare tutto e tutti. Tenta inutilmente da anni di non fare più politica. Ha aspettato impaziente per anni che i suoi figli crescessero per potere fare grandi cose, ma poi si è accorta che le grandi cose le aveva già fatte ed erano proprio loro. Fin da piccolissima frequenta tutte le librerie di Roma, grazie a un papà poco comunicativo, ma molto lettore e collezionista compulsivo di carta stampata. Arrivata alla soglia dei cinquanta e dopo tanto peregrinare, ha trovato il suo porto sicuro e non poteva che essere una libreria. Storica, piccola e specializzata nel mare, ci ha trovato dentro tutto quello che le serve per essere felice: amore, lavoro, divertimento e qualche soddisfazione.

Il mio comodino è come una tavola imbandita. Ospita più portate. Ognuna ha il suo perché. Non possono mancare libri che stuzzicano l’appetito, libri che è bene leggere per crescere, libri che si divorano per gola, libri che ti riempiono quando hai tanta fame, libri che fanno scoprire nuovi sapori, libri consolatori per il fine serata. Ce ne deve essere uno di ogni tipo sul mio comodino, pena una strisciante insoddisfazione che non tarda a trasformarsi in insonnia.
Rabbrividiranno i più, ma i libri del mio comodino subiscono una drastica selezione anche in base al formato e al peso. Oltre una certa taglia infatti passano ad essere libri da divano, più su esistono i libri da colazione, e infine i libri da studio, è una questione pratica legata alla loro godibilità nelle diverse situazioni. I libri da comodino devono consentire il massimo confort in qualsiasi posizione si decida di leggerli: sdraiati a pancia in su, su un fianco, seduti, con un cuscino oppure due, indispensabile poterli tenere con una mano sola, per poterli fare scivolare senza gravi conseguenze quando il sonno prende il sopravvento. Quindi leggerezza e maneggevolezza sono indispensabili.

Il mio comodino di oggi prevede nove portate.

Per crescere, ottimi Simboli al potere di Gustavo Zagrelbesky (Einaudi, 2012) e Lezioni americane di Italo Calvino (Garzanti, 1998). Se è vero, e per me lo è, che non si può non comunicare e non si può non fare politica, direi che questi due piccoli libri fanno parte del mio pacchetto sopravvivenza.

Per gola non rinuncio alla narrazione naturale e delicata di Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo (Einaudi, 2013). La nostra piccola Italia quotidiana vista con gli occhi della mia generazione. Libro facile e di compagnia.

Se però la fame è seria, c’è bisogno di cibi sostanziosi. Il posto se lo contendono in quattro al momento.  Ballando a notte fonda di Andre Dubus (traduzione di Nicola Manuppelli, Mattioli 1885, 1996), racconti conosciuti grazie a una splendida presentazione ascoltata alla Libreria Fahrenheit di Campo dei Fiori, e strettamente connesso a quest’ultimo Le undici solitudini di Richard Yates (traduzione di Maria Lucioni, minimum fax, 2006) che inserirei anche fra i nuovi sapori.

Strascico dell’otto marzo appena passato Foxfire di Joyce Carol Oates (CDE, 1993), da poco trasposto al cinema per la seconda volta, e per la seconda volta con poco successo. Il libro ha una narrazione densa, dialoghi minuziosi. Ci vuole impegno e costanza per immergersi nella storia, ma una volta entrati è difficile sganciarsi. Un mondo femminile molto poco convenzionale, per nulla frivolo, fotografato in modo spietato, nelle sue durezze, sofferenze e intricati rapporti di forza e d’amore.

Chi ti credi di essere di Alice Munro (traduzione di Susanna Basso, Einaudi, 2012) è sul comodino prima di tutto perché me lo ha regalato mia figlia, e quindi è entrato fra i miei preferiti un po’ da raccomandato. Chi ti credi di essere? però non ha tardato a farsi amare per i suoi meriti. Sempre nel mondo femminile, a tinte decise, ma se la Oates ha dipinto a olio, la Munro usa tempere leggere per raccontare le sue storie. Direi che potremmo inserirlo anche fra gli aperitivi rinforzati.

I dolcetti finali sono lì ad aspettarmi fedeli ormai da anni. Sono un po’ come le preghierine della sera. Sempre le stesse, ma ogni sera con un significato diverso. Vista con granello di sabbiadi Wislava Szymborska (a cura di Pietro Marchesani, Adelphi, 1998), e Poesie d’amore di Nazim Hikmet (Mondadori, 2002). Ho provato a sostituirli, ma senza successo. Del resto sarebbe come cercare un degno sostituto della cioccolata fondente. Lo sanno tutti che è impossibile.

Infine, Biografia intima di Edward Hopper di Gain Levin (traduzione di Irene Inserra e Marcella Mancini, Johan & Levi, 1995). La biografia di Hopper se ne sta lì appoggiata da tempo immemorabile. Fa parte dei libri da colazione, ed è stata divorata e digerita da alcuni anni. Ma mi ricorda il bello, il silenzio, la solitudine e l’emozione di una mostra romana goduta con una rara intensità. Insomma Hopper l’ho nominato senatore a vita e la sua presenza deve essere garantita in ogni stanza della casa e senza limiti di tempo.

Qui gli altri comodini.