Via dei Serpenti

Novels are fictions and therefore they tell lies, but through those lies every novelist attempts to tell the truth about the world.

David Pearson

Covered in characters

Above are a few of the typographically led book cover designs from the David Pearson exhibition, currently on in London.  

I love the ‘redacted’ George Orwell, 1984, cover with it’s debossed title under black ink. I was also quite taken with the chilling cover for Cormac McCarthy’s The Road.

There’s a week left to go, so if you find yourself in Shoreditch, London before the 28th June, drop in.

David Pearson is an acclaimed British designer, famed for his beautiful series of Penguin book cover designs.

David studied at Central St Martins in London (1999–2002) before taking a job at Penguin Books as text designer and later, cover designer. He left to establish his own studio – Type as Image – in 2007.

David played a key role in the recent re-emergence of Penguin Books through projects such as the multi-million selling Great Ideas series, Penguin by Design and thePopular Classics series. He has won numerous awards for book design, has been listed as one of Britain’s Top 50 Designers by the Guardian and nominated for the Design Museum’s Designer of the Year Award.

(Source: kemistrygallery.co.uk, via classicpenguin)

Amerika, Franz Kafka. Doubleday Anchor, 1955.
Cover by Edward Gorey

Amerika, Franz Kafka. Doubleday Anchor, 1955.

Cover by Edward Gorey

(Source: books0977, via booklover)

I detective selvaggi, l'agonia, il gioco

“Finire di scrivere un romanzo comporta alcuni, non molti, piaceri, e uno di questi è cominciare a dimenticarlo, a ricordarlo come un sogno o un incubo i cui contorni vanno sfumando, per poter affrontare nuovi libri, nuovi giorni, senza la zavorra di tutto quello che con ogni probabilità avremmo potuto fare meglio e non abbiamo fatto. Kafka, che è il migliore scrittore di questo secolo, aveva ragione quando chiese che tutta la sua opera venisse bruciata. Affidò l’incarico a Brod, da una parte, e anche a Dora, la sua amica. Brod era uno scrittore e non mantenne la promessa. Dora era abbastanza illetterata, e probabilmente amava Kafka più di Brod, e si presume che abbia esaudito alla lettera la richiesta dell’amante. Tutti noi scrittori, soprattutto in quel giorno-pianura che è il giorno dopo o quello che noi, vanamente, crediamo sia il giorno dopo, ci portiamo dentro due demoni o due cherubini chiamati Brod e Dora. Uno è piu grande dell’altro. Generalmente Brod è più grande o più potente di Dora. Nel mio caso no. Dora è parecchio più grande di Brod e Dora fa in modo che io dimentichi quello che ho scritto e che mi metta a scrivere qualcosa di nuovo, senza contorcimenti di vergogna o pentimento. E così I detective selvaggi sono più o meno dimenticati. Riesco a malapena ad azzardare qualche considerazione su questo romanzo. Da una parte credo di vederci una lettura, una delle tante che sono state fatte, dell’Huckleberry Finn di Mark Twain; il Mississippi dei Detective è il flusso delle voci della seconda parte del romanzo. Ed è anche la trascrizione, più o meno fedele, di un segmento della vita del poeta messicano Mario Santiago, che ebbi la fortuna di avere per amico. In questo senso il romanzo tenta di rispecchiare una certa sconfitta generazionale e anche la felicità di una generazione, felicità che a volte fu il coraggio e i limiti del coraggio. Dire che sono in debito perenne con l’opera di Borges e Cortazar è un’ovvieta. Credo che il mio romanzo possegga tante letture quante sono le voci che contiene. Lo si può leggere come un’agonia. Lo si puo leggere anche come un gioco.”

Roberto Bolaño

via Mr Earbrass

Nanni Balestrini, Tristano: A Novel. Design by Sulki & Min.
"A love story with infinite possibilities," programmatically built out of excerpts from guidebooks, atlases, and newspapers, and other printed ephemera. No two editions are the same, assuming you don’t print more than 109,027,350,432,000 copies.
Sulki & Min took a cue from the original Italian edition, which numbered each cover, and picked up where the prior volume had left off (at 10,000). 

Nanni Balestrini, Tristano: A Novel. Design by Sulki & Min.

"A love story with infinite possibilities," programmatically built out of excerpts from guidebooks, atlases, and newspapers, and other printed ephemera. No two editions are the same, assuming you don’t print more than 109,027,350,432,000 copies.

Sulki & Min took a cue from the original Italian edition, which numbered each cover, and picked up where the prior volume had left off (at 10,000). 

(Source: versocovers)

A passeggio nel mare da una terrazza di Massimiliano Borelli

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In occasione della trentaduesima edizione del Bellaria Film Festival,  una delle più importanti manifestazioni italiane dedicate al cinema documentario (www.bellariafilmfestival.org), dal 1 al 4 maggio 2014 a Bellaria, Massimiliano Borelli ha suggerito un percorso tracciato fra immagini, suoni e parole.

Ondivàgo, a passeggio nel mare da una terrazza (con Silvio Canini, Daniele Maggioli e Marco Mantovani)

Una ruota, per essere panoramica, non deve per forza alzarsi in cielo. Basta quella di una bici e un obiettivo che guarda in giù per scoprire terre vergini, mari inesplorati. Perché di tali orizzonti è fatta questa mappa nuova di una riviera di vertigine, tracciata su un suolo liquido e metamorfico dove s’inseguono onde, parabole, creste, riflessi: in cinetica sequenza. È un’ipnosi di ombre e lampi, profili e colori che sembrano non poter finire mai, lungo i margini di un Adriatico caleidoscopico e crepuscolare. I corpi appaiono ai lati, in fotogrammi improvvisi, e le mani che nuotano balenano a pelo d’acqua, presto dissolte nella luce. Ectoplasmi balneari, presenze che svaniscono in barbagli marini. E a modulare la visione, a darle vibrazione, ci sono i suoni, le voci, i riflussi: altre onde, un’affine deriva in un elettronico cosmo notturno, al cui manto acustico si appigliano le costellazioni di conchiglie e sassi raccolti sul bagnasciuga. Lo sciabordio si fa così respiro, l’acqua entra in risonanza con le note e la musica diviene liquida, organica, amniotica. L’esplorazione prosegue allora sulle righe aperte del pentagramma: linee curve, pulsanti, come le scie della risacca. È in questo ecosistema salmastro e spumoso che prendono risalto, nelle parole, i contorni di un diorama psicologico spietato e sentimentale, come una scenografia corrosa dal tempo. A popolarlo ecco figure in movimento dietro un «sipario di seta aperto sul vuoto», tra bagni, condomini, rotonde, ombrelloni rotti, stanze d’hotel. Una voce le racconta, su e giù per il lungomare, addentrandosi per i viali e fuggendo poi dove nessuno l’aspetta. E se guardiamo, vediamo solo panorami rovesciati, da questa terrazza biancheggiante di vele sospese: cartoline spiegazzate di un mondo in miniatura che contiene universi. Un mondo che ogni volta è altrove:dopo il prossimo albergo, al di là dell’insegna del nuovo bagno, laggiù oltre il ponte di Tiberio, tra i chioschi i neon e le scogliere. Un’estate sudata e vagabonda che è sempre lì, in negativo, pure quando è inverno.

Massimiliano Borelli

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Sotto la direzione artistica di Simone Bruscia e Roberto Naccari, il Bellaria Film Festival è una delle più importanti manifestazioni italiane dedicate al cinema documentario. In quest’ambito, la mezzanotte del primo giorno ha visto un evento inedito e suggestivo: sulla terrazza-lavanderia al nono piano dell’Hotel Ermitage, affacciata sulla spiaggia del litorale adriatico, è andato in scena Ondivàgo, un concerto per musica e immagini, dove le canzoni del cantautore (o fantautore) Daniele Maggioli hanno trovato una nuova veste elettronica e destrutturata, incontrando il sound sintetico del musicista Marco Mantovani. La voce, le note e le onde che provenivano dal mare in basso hanno così risuonato da dietro i lenzuoli stesi, sui quali sono state proiettate le immagini in movimento di Silvio Canini, fotografo bellariese che con i suoi filmati Hipno-bici e PentagramMare ha portato il pubblico a passeggio tra sabbia e acqua, mentre si aggirava al di qua e al di là dei teli bianchi con la sua fotocamera, a riprendere vagando. Ad aprire lo spettacolo, nascosto dietro i lenzuoli come i musicisti, Massimiliano Borelli, che con una trama verbale ha suggerito un percorso tracciato fra immagini, suoni e parole.

I video di Silvio Canini:
http://www.silviocanini.it/it/hipno-bici
(http://www.danielemaggioli.com)

Il brano OTOK di Marco Mantovani:
https://dl.dropboxusercontent.com/u/22367917/Marco%20Mantovani%20-%20Otok.mp3

Via dei Serpenti